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Una Guida di Itinerari Esatti

The itineraries of the Sacred Guide of Naples by Gennaro A. Galante offer an unusual urban reading, deconstructing the consolidated and static figure of the city. Drawing the 14 itineraries, starting from the list of the Churches of the Galante, is an opportunity to stage a description that, articulating between the abstraction of the overall design and the specific complexity of the nodes, tends towards an exactitude of Calvinian memory. The synthesis of one and the concreteness of the others, makes possible a contemporary and contextual project that does not have to renounce form.

Keyword: itineraries, description, accuracy, accuracy, urban structure

Una Guida di Itinerari Esatti

 

Paola Galante

DiARC - Università degli studi di Napoli Federico II

 

 

Descrizione

Alcuni corollari della modernità liquida (Bauman, 2003) sembrano mettere in discussione l’utilità della descrizione dei fatti urbani come fin ora concepita. Visione, conoscenza e realtà, come ha ben rilevato Franco Farinelli, non sono più legati da rapporti univoci, per cui, a ciò che si vede, non corrisponde invariabilmente un significato condiviso: «L’impossibilità [di giudicare l’interdipendenza tra le cose che si vedono] è frutto della miniaturizzazione, smaterializzazione, informatizzazione: applicazione alla produzione e alle reti di comunicazione della telematica, cibernetica ed elettronica (...) per la prima volta il dominio della visione non restituisce quasi più nulla di significativo circa i meccanismi che regolano la riproduzione delle attività del mondo stesso. Problema per la cultura occidentale che ha fondato la conoscenza sulla visione.» (Farinelli, 2003). Senza incorrere in banalizzazioni, possiamo rilevare come a forma non corrisponda necessariamente funzione, così che tutti gli sforzi di Jean Nicolas Lousi Durand rischiano di apparire privi di senso. La transitorietà degli eventi, la cui percezione è amplificata dal sentimento di precarietà, causato dai sempre più frequenti disastri ambientali, crisi economiche, fenomeni migratori, atti terroristici, sposta con sempre maggiore frequenza l’attenzione sui flussi (materiali ed immateriali) rispetto agli spazi che questi attraversano. Tuttavia, la forma urbana, nella sua combinazione di vuoto/pieno, costituisce di per se stessa resistenza ai flussi, e dunque alle trasformazioni (urbane o d’uso che siano), e non fosse altro che per questo, la sua descrizione, per una mente progettante, è cosa importante. La situazione contingente ha generato da un lato il proliferare di mappe concettuali focalizzate sui flussi, in cui il disegno tende al diagramma e rinuncia alla descrizione delle forme ed alla precisazione delle sue misure; dall’altro al diffondersi di rappresentazioni iper-realistiche dello spazio urbano ed architettonico che abdicano a qualsivoglia velleità di interpretazione. Google Maps da tempo ci ha abituati alle mappe in cui reti di traffico veicolare e linee ferrate abitano un grigio indistinto dove navigano icone oppure a perderci nei sempre più precisi dettagli delle immagini satellitari.

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Ultimo aggiornamento: 29/03/2018 14:12

I sette itinerari definiscono il centro antico.jpg

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