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Il paesaggio immaginario e il rilievo dell'esistente

The comparison between international and regional cultures is a theme treated systematically in all of Pasquale Culotta's and Bibi Leone's works. Furthermore, in their design practices they succeeded in testing a method which always allows for buildings and their parts to be interpreted within a much broader context. For this reason, designing a house meant taking on a greater commitment: the responsibility of designing a part of the city. In an area located in the contrada of Settefrati, Cefalu' -in a plot of land only a short distance from the sea and clearly distinguished by the presence of enormous olive trees and the encroachment of mountains from the south west - the two architects took on the design of the Casa di Paola from 1976-78. With this undertaking they entered fully into a holistic dimension which, when compared to the most representative small-scale architecture carried out by them up to this point in time - Casa Mitra (1968-70), Casa Salem (1972-73), Casa Corsello (1973-76) and the subsequent Casa Finocchiaro (1988) - highlights how the concept of ''Modern'' for them goes beyond any linguistic and formal dimension and becomes a much vaster whole, connected with living and habitation.

Keywords: Culotta e Leone, Architettura contemporanea in Sicilia, Casa Di Paola.

Il paesaggio immaginario e il rilievo dell’esistente.

Una casa di Pasquale Culotta e Bibi Leone.

 

Isabella Daidone

Università degli Studi di Palermo

 

 

L’accostamento tra la cultura internazionale a quella regionale è un tema presente in modo sistematico in tutta l’opera degli architetti Pasquale Culotta e Bibi Leone. Inoltre, nella loro prassi progettuale, riuscirono a sperimentare un metodo nel quale gli edifici o le loro parti divengono sempre brani di una lettura più ampia. Per i due architetti, progettare una casa significa assumersi un impegno più grande: la responsabilità di disegnare una parte di città.

Con Casa Di Paola - dislocata in contrada Settefrati a Cefalù, in un lotto di terreno poco distante dal mare, fortemente caratterizzato dalla presenza di grandi alberi di ulivo e  dall’incombere delle montagne a sud-est - progettata negli anni 1976-78, Culotta e Leone entrano appieno in questa dimensione olistica che, rispetto alle più rappresentative architetture a piccola scala già realizzate dagli stessi fino a quel momento - Casa Mitra (Cefalù 1968-70), Casa Salem (Cefalù 1972-1973), Casa Corsello (Cefalù 1973-1976) e alla successiva Casa Finocchiaro (Villaciambra 1988) - rende evidente come il “Moderno” per loro supera la questione linguistica e formale, e diventa un insieme più vasto, legato al vivere e all’abitare. Come già sostenuto da Marcello Panzarella in numerosi contributi, la capacità di trovare un punto di equilibrio tra locale e globale, e la particolare attenzione per le architetture americane, trova radice nei due viaggi che, tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, compiono  prima sulla costa Atlantica - Chicago, New York-  e dopo nella California - Las Vegas, Los Angeles, Hollywood.

Il desiderio di costruire un collegamento tra l’Università e l’area regionale era forte e intrinseco di quegli anni, e sarebbe stato presente in modo esplicito nelle successive declaratorie della Sezione di Approccio alla Progettazione, dove il romanzo Le Città del Mondo di Elio Vittorini è trattato e assume il senso di un testo di valore progettuale.

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Ultimo aggiornamento: 27/03/2018 07:50

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