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Giancarlo De Carlo a Catania

This essay deals with the issue of the threshold architectural experience of Giancarlo De Carlo. What we have tried to inquire the fallout is that his political and narrative approach to the project had on this topic. The idea to develop this investigation stems from a visit made to the Monastery of San Nicolo' Arena in Catania, converted into a Faculty of Letters from Giancarlo De Carlo, where the idea of drawing up a meaningful thresholds network allows the visitor to experience this building new and free way.

Keywords
Giancarlo De Carlo, threshold, architecture


Soglie eloquenti. Passare da uno spazio all’altro nel Monastero di San Nicolò L’Arena di Catania riadattato a Facoltà di Lettere da Giancarlo De Carlo

 

Gero Marzullo

Università degli Studi di Enna “Kore”, Facoltà di Ingegneria e Architettura.

 

La soglia, secondo una nota definizione di Herman Hertzberger “è la chiave della transizione e della connessione fra aree con differenti vocazioni territoriali, e come luogo in sé rappresenta la condizione spaziale per l'incontro e il dialogo fra aree di ordine diverso. Il valore di questo concetto è particolarmente esplicito nell'ingresso di una casa. Infatti, varcando l’ingresso, si partecipa all’incontro e alla riconciliazione del dominio pubblico con quello privato.”

Oggi, studiare la città significa non soltanto limitarsi a riconoscere gli aspetti tipologici e morfologici ma implica un’attenzione sempre maggiore all’approfondimento dei modi in cui gli abitanti fruiscono dei suoi spazi, alla qualità e al grado di domesticità che essi vi riconoscono. Praticando lo spazio urbano con il nostro corpo, se da un lato non possiamo fare a meno di compiacerci della cura con cui i progettisti si dedicano al comfort e alla sicurezza degli spazi pubblici, garantendo a tutti il più elevato grado di permeabilità, dall’altro questa medesima concezione del comfort raramente riflette un maggiore senso di partecipazione e appartenenza ai luoghi da parte dei cittadini. Raramente proviamo la sensazione di attraversare spazi dove stare bene coincide con il fatto di credere che lì è un po’come stare dentro casa.

Tuttavia, curiosamente, questa speciale condizione l’abbiamo percepita recentemente percorrendo gli spazi del Monastero dei Benedettini di Catania riadattati a Facoltà di Lettere da Giancarlo De Carlo. Condizione, determinata da un insieme di soglie disposte lungo un percorso di visita che ci è parsa interessante in quanto non soltanto è reiterabile in altri interventi similari, ma volendo considerare lo spazio urbano come un sistema diffuso di frammenti di natura diversa che attendono di essere misurati, connessi e risignificati, essa può costituire un principio valido anche per eventuali interventi d’innesto a più ampia scala nella città storica, e perché no anche nelle periferie dove gli spazi edificati si mescolano alle trame agricole del paesaggio circostante, alle aree industriali, alle infrastrutture della mobilità. Ciò premesso, questo scritto tratta il tema della soglia nell’esperienza di Giancarlo De Carlo e quello che intendiamo approfondire è la ricaduta che il suo approccio politico e narrativo al progetto ebbe su questo argomento.

In passato, la soglia veniva predisposta soprattutto nei luoghi pubblici, per enfatizzare l’esperienza di un rito simbolico per cui il Mihrab nelle moschee, il limen tra i Propilei e l’area sacra dell’Acropoli, o più spontaneamente, un vuoto, un silenzio, la linea dell’orizzonte, segnalavano a ciascuno la presenza di uno spazio a cui era stato demandato il compito di preparare l’occasionale fruitore, al passaggio dalla coscienza delle cose materiali a ciò che ci sfugge, in quanto immateriale, ma che comunque percepiamo importante per noi. L’evolversi di una nuova sensibilità nei confronti della soglia, meno simbolica e più orientata a ragionare sulla domesticità dello spazio, maturò a partire dagli anni Cinquanta, ovvero quando alcuni giovani architetti, in contrasto con le proposte dei CIAM, avviarono una significativa revisione di quanto elaborato dal Movimento Moderno. Fra questi spicca il contributo di Giancarlo De Carlo, il quale durante una lunga intervista a Franco Bunçuga, a proposito di questo argomento, affermò che “il sentimento della soglia, del passaggio, dell’entrare in uno stato diverso da quello in cui si esce, è sempre drammatico, nel senso che condensa la relazione che si svolge tra l’essere umano e lo spazio e la svela in tutti i suoi aspetti più sostanziali. L’esperienza spaziale è fatta di continui passaggi da uno stato all’altro e se l’architetto non se ne accorge o non ha capacità di rappresentarli, inevitabilmente approda ad architetture piatte ed insignificanti.”

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Ultimo aggiornamento: 11/04/2017 19:15

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