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Continuità e razionalità del progetto

The architecture rational measure is all inside the lesson Alberti once the bill takes charge of responding to the needs of modernity of their time without giving up the arduous search of concreteness. A measure representing values and meanings or even more often, such a limit to be defined in one word ethics and aesthetics of architecture.
Through the concreteness of the classical legacy rationalist compositional research is recognized in the theory of a method, the extent of the form, the texture of a real and concrete language with the responsibility due to issues such as architecture and the city they are civil, public and collective.
The rational architecture building process is therefore recognizable origin, the idea, and its purpose, the construction. In modernity of its rational project explores the time of classical culture to grasp the meanings and values and transfer the idea of a logical architecture and concrete keeping in mind that the architecture draws nourishment from the ancient roots being able to consider the classic nous generator that particular world of architectural culture of the rationalism.
As with Adolf Loos, the consistency and coherence of theoretical Aldo Rossi of the classical world finds its construct and refined in history of tradition with the certainty of tradibilità of the past. As for the Alberti adheres to the reality of the time and the culture of an to express the authenticity of the work.
Ernesto Nathan Rogers, Ludovico Quaroni and Giuseppe Samonà have interpreted the difficult modernity of the twentieth century in the schools of Milan, Venice and Rome and Rossi reflects the heritage of the outstanding masters of rationalism to renew and transmit the rational language in Italian schools of architecture and leads to completion the Homeric myth of the father who is so accomplished their spirituality.

Continuitá e razionalitá del progetto

Gaetano Fusco

Dipartimento di Architettura, Università degli Studi di Napoli Federico II, Italy

 

Nel tracciare  un ritratto lucido e implacabile della realtà a lui contemporanea, Leon Battista Alberti mette in luce nel Momus la sostanziale limitatezza dell’individuo, l’inemendabile sua tragicità ontologica. In questo suo scritto per così dire minore coglie cioè nella solitudine dell’esibizione  artistica dell’architettura la visione riduttiva di una dimensione etica della società che lascia prevalere un principio di prestazione  a un principio di realtà. Il tu simula et dissimula  è la narrazione di un’inesplicabile vanità che si fa specchio di una qual certa contemporaneità in cui la scena urbana sembra essere diventata luogo della esibizione permanente. Nel De re aedificatoria l’Alberti attraverso una trattazione sistematica e rigorosa definisce invece l’architettura come arte del costruire, teorizzando il progetto come disciplina che costruisce la realtà dalla scala architettonica a quella urbana. La misura razionale dell’architettura è tutta dentro questa lezione doppia dell’Alberti allorquando il progetto di architettura si fa carico di rispondere  alle necessità della modernità del proprio tempo senza rinunciare alla faticosa ricerca  della concretezza. Una misura che è  quella certa qual cosa pertinente la questione della dimensione, ma in un senso più generale e filosoficamente ampio allude a questioni ben più profonde per rappresentare valori e significati o anche più spesso, un limite tale da definire in una sola parola l’etica e l’estetica dell’architettura. Nella Compendiosa architectura  Giordano Bruno ne porta a sintesi la definizione laddove la misura è ciò che mostra quale sia la grandezza del tutto ( La compendiosa architectura,1591), dove la grandezza è una categoria dello spirito che assume forma nel corpo solido delle costruzioni, come nell’architettura del teatro greco che “collabora con il paesaggio, si adatta a esso nel momento in cui lo usa. Si adatta alla totalità perché appartiene alla totalità” ( Luigi Zoja, Giustizia e bellezza, 2007).

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Ultimo aggiornamento: 12/01/2017 02:40

Bonn - Edificio per abitazioni di Uwe Schröder  1996-2000.jpg

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